TIMO VOLGARE (Thymus Vulgaris)

Nomi comuni: erba pevera, erba salterella, peperino

È un piccolo arbusto appartenente alle Labiate, originario delle regioni mediterranee ma ben adattato anche nell'Asia temperata e boreale. In Europa è diffuso soprattutto nella penisola Iberica, in Francia e in Italia. Predilige i luoghi aridi e soleggiati, i terreni calcarei ed argillosi, mai al di sopra dei 1500 metri di altitudine. Sul pianeta esistono oltre 100 varietà di timo, ognuna con un aroma sottilmente distinto, ma accomunate tutte dal contenuto di “timolo”, un olio essenziale volatile dalle spiccate proprietà antisettiche. Il timo è molto ricercato dalle api che ne traggono un miele profumato eccellente.

IN CUCINA: questo arbusto piacevolmente profumato, costituisce la nota salutare della dieta mediterranea; la varietà di timo impiegata in cucina è infatti una fonte ricchissima di timolo. Il suo profumo leggermente fumè ed il sapore intenso, lo rendono un ingrediente molto ricercato nella cucina francese per conferire eleganza alle pietanze. L’aroma, resistente anche in cottura, si sposa perfettamente con gli stufati, i ripieni, i sughi, la selvaggina, le minestre. Ottimo sull’astice, si accosta bene alle altre erbette mediterranee (origano, alloro, basilico, rosmarino, menta) in ogni preparazione a base di pesce.

BENESSERE: le proprietà officinali della pianta sono dovute al timolo, il principio attivo che lo rende un ottimo antibiotico naturale, antiossidante ed antinfiammatorio.

CURIOSITÀ: il nome scientifico deriva dal greco “thymon”, ossia forza, coraggio; tali virtù si risveglierebbero in chi odora il suo profumo balsamico. Nel Medioevo questo aspetto venne fortemente esaltato, al punto che le nobili si adornavano di rametti di timo quando i loro cavalieri partivano per la battaglia. Agli antichi Egizi serviva per la mummificazione, i Greci lo adoperavano negli incensi per purificare e profumare l’aria nei templi, i Romani credevano nel suo potere tonificante e dunque lo aggiungevano all’acqua del bagno. Tutti gli antichi conoscevano ed apprezzavano le sue proprietà antisettiche e lo utilizzavano nella preparazione dei cibi, soprattutto in tempo di epidemie e pestilenze. Il primo ad estrarre il timolo dalla pianta fu il chimico francese Lallemand, verso la metà dell’ottocento.